Territorio Tutelato da sempre
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di Cirillo Ruffoni

LA TUTELA DELL'AMBIENTE NEI SECOLI SCORSI

In passato avevo già avuto modo di parlare della cura che i nostri antenati hanno avuto del territorio. Per difendere il patrimonio boschivo da un eccessivo sfruttamento, che avrebbe causato danni irreparabili, ad esempio, essi avevano istituito i tensi, cioè dei boschi nei quali c'era il divieto assoluto di tagliare piante. Recentemente mi sono imbattuto in un altro documento molto interessante, perché ci dimostra come, per Gerola (ma il problema era analogo per tutti i paesi della valle), la necessità di proteggere i boschi sia incominciata molto presto. Ecco la vicenda e il testo.

Nel corso del Trecento, mastro Ruffo e suo figlio Morando soprannominato Mazza avevano preso un terreno dove ora sorge Valle, avevano costruito casa e fucina per la lavorazione del ferro e avevano in pratica dato inizio alla nuova frazione. Dal soprannome Mazza era nato il cognome de' Mazzi, trasformatosi poi in Maxenti.

Dopo nemmeno un secolo, i discendenti di Ruffo e di Morando, si rendono conto di aver tagliato piante in maniera eccessiva (forse anche per produrre il carbone necessario per la loro fucina), tanto che i loro terreni sono diventati molto pericolosi per i terremoti, le frane, le valanghe e gli altri eventi che capitano secondo i pericoli e le tentazioni di questo mondo. Il testo in latino utilizza proprio questi termini: teremotus, ruinas et vendullos. Ora, la parola vendulo è molto chiara; ruina solitamente indica le frane; per il termine terremotonon si capisce bene se in quel tempo ritenessero che anche quei fenomeni venissero causati dal dissesto ambientale o se in realtà si debba intendere la parola semplicemente come smottamenti di terreno.

Comunque stiano le cose, nel 1407, giovedì 30 dicembre, i discendenti della famiglia de' Mazzi decidono di convocare un'assemblea di tutti gli eredi e successori dei detti Ruffo e Morando, dai sette anni in su, solo di sesso maschile. Sono presenti 15 persone, più il notaio Baldassarre Mandelli di Morbegno, che scrive il verbale.
Gli uomini così riuniti si comportano come una piccola repubblica, infatti, invocato il nome di Cristo, emanano i seguenti statuti ed ordinanze:

  • che non ci sia alcuna persona di detta parentela che osi o presuma tagliare o far tagliare qualche pianta, di qualunque genere, sotto pena di soldi 20 per ciascuna pianta e che detta pena venga convertita nel piantare, lì dove avranno tagliato, una qualche pianta e questo in onore dei due antenati di detta parentela;
  • che ciascuna persona che abbia tagliato una qualche pianta sia tenuta a piantarne due;
  • che ciascuno di detta parentela sia tenuto a punire tutti i contravventori a questi capitoli, statuti e ordinanze.

Quindi tutti i componenti della parentela sono allo stesso tempo sorvegliati e guardie. Molto bello il provvedimento che impone di piantare due alberi dove se n'è tagliato uno.

Questa speciale attenzione per l'ambiente è stata senza dubbio una delle qualità più lodevoli dei nostri antenati, perché ha permesso di trasmettere fino a noi un patrimonio di inestimabile valore (nonostante le grandi difficoltà economiche che essi hanno dovuto affrontare). Qualcuno potrebbe obiettare che per loro era una necessità vitale: era in gioco la sopravvivenza stessa. E' vero, però vediamo che in altre zone, dell'Italia e del mondo, gli abitanti non hanno avuto (o non hanno) un'analoga saggezza.

Cirillo Ruffoni