Pedesina

PEDESINA

 

Incerta è l'origine del nome: alcuni lo fanno risalire ad un nome personale e gentilizio, etrusco o latino, mentre l'Orsini propende per un "pe-de-cima", cioè ai piedi della cima; l'Olivieri lo riconduce a "piodesina", cioè piccola "pioda", sasso piatto che serviva per coprire i tetti, ed infine il Salvioni parla di "pedicina", tronco che si gettava fra le due rive di un torrente per consentire il guado a piedi (la radice è, infatti, quella latina di "pedes").

La storia di Pedesina inizia nel cuore del medio-evo: la sua comunità appartenne alla pieve di Olonio, che, insieme alla pieve di Ardenno, costituì poi il terziere inferiore della Valtellina. La più antica notizia di Pedesina "in comune di Rasura" è rintracciabile in un documento trecentesco. Dal documento si evince che l'origine del paese è legata all'insediamento in Val Gerola di famiglie che provenivano dalla Val Taleggio.
Nei documenti successivi il toponimo "Pedesina" si alterna a quello di "Pedexina". Nel secolo XIV, al tempo della dominazione milanese dei Visconti in Valtellina, fra i rappresentanti delle comunità della squadra di Morbegno, eletti il 28 settembre figura tal Giacomino figlio del fu Martino, di Pedesina. Il paese apparteneva, allora, al comune di Rasura, dal quale, però, si staccò nel 1483. La separazione da Rasura comportò anche la necessità di dividere gli alpeggi di Culino (Rasura) e Combana (Pedesina): la definizione del confine fra i due comuni nella parte alta della Valmala non era priva di risvolti economici, perché si trattava di assegnare all'uno o all'altro porzioni di pregiatissimo alpeggio. Solo il 20 agosto del 1488, cioè dopo 5 anni, la vertenza venne chiusa da un arbitrato del notaio Giovanni Maria Foppa di Bema.
Più di mezzo secolo prima, nel 1424, erano terminati i lavori della costruzione della chiesa dedicata a S. Antonio e consacrata il 30 novembre di quell'anno, alla presenza dei sacerdoti beneficiari di Cosio, Rasura e Gerola (ci vollero però più di due secoli perché la chiesa diventasse parrocchiale, nel 1634).

Nel 1512 iniziarono i quasi tre secoli di dominio delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina.
Nel1624, si registravano a Pedesina 226 abitanti. il Seicento è il secolo nel quale si accentua l'emigrazione verso il fondovalle (Talamona, Morbegno e Delebio) o verso mete ben più lontane (Verona, Padova, Venezia ed Ancona).
È anche un secolo travagliato e sofferto, soprattutto per le vicende belliche nel contesto della Guerra dei Trent'Anni. L'episodio più tragico fu l'epidemia di peste del 1629-31 (non la prima nell'età moderna, ma senza dubbio la più virulenta) che inflisse un duro colpo alla popolazione Valtellinese, riducendola probabilmente a poco più della metà. L'edificazione a Pedesina, nel 1638, della chiesetta dedicata a San Rocco, il santo protettore degli appestati, testimonia di quanto fosse stata traumatica l'esperienza di quel morbo, di fronte al quale gli uomini erano completamente disarmati. Vicino alla chiesetta, il cimitero, nel quale probabilmente riposano le vittime del flagello.

Nel Settecento l'economia si riprese, anche grazie all'impulso della lavorazione dei pezzotti (per i quali rasura e Pedesina erano note in tutta la Valtellina), oltre che delle tele di canapa e di lino, che avevano sostituito quella dei panni di lana (è interessante osservare che ancora nel 1890 si contavano, nei due paesi, 60 telai artigianali). Indizio importante di questa ripresa fu il rifacimento, economicamente assai impegnativo, della chiesa di S. Antonio, nell'ultimo trentennio del secolo.
Alla fine di quel secolo, e precisamente nel 1797, quando la bufera napoleonica spazzò via il dominio delle Tre Leghe Grigie, Pedesina contava 134 abitanti, cifra comunque sensibilmente inferiore a quella di 226, registrata nel 1624.
Nella seconda metà dell'Ottocento l'estensione degli alpeggi venne ampliata e ciò comportò una ripresa demografica, anche se si dovette fare i conti con l'altra faccia della medaglia, i problemi di dissesto comuni a gran parte del territorio montano. Ancora oggi, si celebra a Pedesina, in settembre, la festa della Madòna del Ruìni, cui la comunità implora protezione contro i pericoli di valanghe, frane e smottamenti. Del resto, come ci si rende ben conto visitando il paese, questo è arroccato su dosso di prati assai ripido, delimitato da due avvallamenti, la Valcurnàl, a nord, e la Val del Bur, a sud.
L'incremento della popolazione proseguì incessante dall'unità d'Italia al 1911, quando venne toccato il picco di 281 abitanti.
Poi la tragica esperienza delle guerre del Novecento per la prima volta segnò il paese: dai 231 abitanti del 1921 si passò ai 159 del 1931 ed ai 125 del 1936.
Nel secondo dopoguerra prosegue il declino demografico: gli abitanti nel 1951 sono 154, nel 1961 148, nel 1971 59, nel 1981 59, nel 1991 33 e nel 2001 34. Per questo dopo la morte, nel 1952, di don Angelo Gilardoni, per quarant'anni parroco di Pedesina, non è stato nominato alcun altro parroco. Il collasso demografico ha portato il paese ad essere, l'ultimo in Italia per numero di abitanti. Last but not least, l'ultimo ma non il meno importante, si potrebbe dire con una celebre espressione inglese. Una visita a Pedesina varrà sicuramente a confermare questa doverosa conclusione.