Linea Difensiva Cadorna
Qui si attestarono le truppe

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LINEA DIFENSIVA CADORNA

L'origine storica del progetto

Fin dalla costituzione dello Stato unitario, nel 1861, il Governo italiano si era preoccupato della difesa del territorio, seguendo le dottrine militari del tempo, che prevedevano la realizzazione di imponenti linee difensive. La più famosa di queste è stata senza dubbio la Maginot, costruita dai Francesi sul confine con la Germania e risultata poi inutile, in quanto i Tedeschi l'hanno aggirata invadendo il Belgio e quindi la Francia da Nord.
In ciò i nostri governanti erano stati più saggi, perché, oltre a predisporre le difese sui confini con le nazioni più forti, come la Francia e l'Impero Asburgico, avevano previsto anche delle strutture difensive al centro delle Alpi, nel caso in cui la neutrale Svizzera fosse stata invasa e fosse stata utilizzata come corridoio per occupare più facilmente il nostro territorio.
li progetto, che per il nostro settore aveva come punto nevralgico il forte Montecchio di Colico, era stato poi ritardato per la difficoltà di trovare i necessari finanziamenti.
Era tornato invece di grande attualità nel 1914, quando era scoppiata la prima guerra mondiale, perché era apparso necessario predisporre una linea difensiva, nel caso in cui Austriaci e Tedeschi avessero sfondato il fronte allo Stelvio, o­pure fossero scesi attraverso le valli svizzere.
li Capo di Stato Maggiore Cadorna, utilizzando circa quarantamila uomini, aveva perciò voluto e realizzato in brevissimo tempo questo imponente apparato difensivo, che andava da Verbania sul Lago Maggiore fino al Pizzo del Diavolo, sulle Orobie valtellinesi, attraversando i territori di ben trecento Comuni.
Anche nella nostra area il crinale delle Orobie era stato fortificato, predisponendo nei valichi trincee, gallerie, alloggiamenti per i soldati e sulle vette punti di osservazione, il tutto collegato da sentieri e mulattiere che rendevano agevoli i trasporti e i collegamenti.
Attualmente la Regione Lombardia sta promovendo il recupero storico di questo apparato difensivo, che per fortuna non è mai servito (non si è mai sparato nemmeno un colpo), curando il monitoraggio capillare del percorso e l'inventario di tutti gli edifici presenti seguendo il motto: "La linea Cadorna: non per la guerra ma per il turismo".

Indagine topografica

Nel territorio comunale di Gerola sono state realizzate le strutture difensive ai passi, mentre naturalmente l'apparato viario si è sviluppato quasi esclusivamente nei Comuni del versante opposto. I settori più interessanti sono i seguenti.

Bocchetta di Stavello e Pizzo Rotondo

Poco sotto il passo era stato costruito un alloggio per i soldati. La cresta era mu­nita di una trincea, ben costruita con muri a secco e in cemento, con feritoie per l'appostamento, sedili per i soldati e persino piccoli vani nel muro in cui ognuno poteva sistemare le cose personali. Su una lastra di cemento, nel 1983, è stato ancora possibile leggere e fotografare la scritta G B 1917.
Il cuore della difesa era costituito da una galleria che attraversa la cresta da parte a parte e si affaccia su tutta la conca dell'alta Val de Pai con una fmestra non visibile dal basso.
Dalla bocchetta partiva un sentiero che saliva a tornanti fm sulla vetta del Pizzo Rotondo, dove c'era un piccolo edificio utilizzato per l'osservazione. Ora il sentiero è quasi completamente cancellato.
Alla Bocchetta di Stavello si accedeva mediante una comoda mulattiera, scavata nella roccia, che saliva dalla valle di Fraina (premana) e collegava poi questo punto di difesa con gli altri disposti in direzione del Legnone e del passo di Trona.

Bocchetta di Trona

Questo importante passo, che mette in comunicazione la valle del Bitto con la Val Varrone e quindi con la Valsassina, era difeso soprattutto da due forti collocati ai lati e in posizione elevata. Uno di questi, coperto con un tetto in cemento, successivamente è stato trasformato in chiesetta. Ora si trova in stato di forte deterioramento, perché il soffitto si è rovinato e lascia filtrare l'acqua.

Bocchetta di Salmurano

Qui le fortificazioni non sono rilevanti forse perché gli strateghi del tempo lo ri­tenevano di minore importanza oppure perché è stato munito per ultimo. Presenta una serie di trincee scavate nella roccia ed una piazzola destinata all' alloggiamento dei soldati.

Passo del Verrobbio (Bomino)

Qui, invece, le fortificazioni sono più consistenti, forse per la vicinanza al passo di S. Marco. Sulla cresta c'è una bella trincea in muratura, a linea spezzata. Una strada collegava il passo con là cima di Valcarnèra, dove c'era un punto di presidio avanzato e di avvistamento.

Uno degli aspetti più interessanti delle fortificazioni è costituito certamente dalle linee avanzate, che si trovano in punti strategici dominanti sulle valli.
A Trona alcune fortificazioni sono state costruite sul dosso che domina il pascolo tra le casere di Trona Vaga e Trona Soliva ed ora sono ben visibili perché poco distante passa il sentiero che sale alla Bocchetta.
A Stavello, invece, c'è una piccola galleria che attraversa da parte a parte il dosso che domina la casera, ma è talmente ben nascosta che persino chi conosce la . sua esistenza fa fatica a ritrovarla.
La più interessante è certamente quella di Bomino, costituita da una bella grotta scavata nella roccia proprio all'interno di un dosso che domina la valle. Vi si accede attraverso una scala di pietre, un po' a valle del sentiero che collega il Forcellino con il Passo del Verrobbio; può essere trovata solo mediante un'adeguata indicazione di chi la conosce. Oggi viene usata qualche volta dai pastori come deposito o come ricovero.

(di Cirillo Ruffoni)