L'alluvione del 1911

L'ALLUVIONE DEL 1911

Racconterò quello che ho sentito varie volte, sia da mio nonno Nicola, che è stato testimone diretto, sia dai miei genitori.
Qualcuno troverà forse delle discordanze con quanto ha sentito raccontare a sua volta, ma ciò non costituisce un problema. La ricostruzione dei fatti può avvenire proprio con il confronto e con la somma di più testimonianze.

Anzitutto, quali sono state le cause di un'alluvione così disastrosa? Raccontavano che l'estate del 1911 era stata molto asciutta, per cui, quando nella notte tra il 21 e il 22 agosto si è scatenato il terribile nubifragio, l'acqua non ha potuto essere assorbita dal terreno arido e secco, ma è corsa via in superficie, ingrossando a dismisura il Bitto e gli altri torrenti. In quel tempo, inoltre, la vegetazione boschiva non era certo fitta come oggi e non ha potuto fare da "spugna di assorbimento" (nei Canài dal Rùnch, sopra i prati omonimi, dove oggi c'è una fitta pineta, gli alberi erano tanto radi che mio nonno conduceva le mucche a pascolare).
In quella occasione, il Bitto ha fatto una vera e propria strage di mulini, segherie ed edifici vari che sorgevano lungo il suo corso. I danni maggiori sono stati certamente la distruzione della chiesetta di Valle e del municipio di Gerola.

Il torrente Vedrano ha imperversato lungo tutto il suo corso, poi si è accanito in particolare contro la chiesetta di Valle, che sorgeva non lontano dalla riva. La furia dell'acqua non è però riuscita a travolgere l'abside, che è rimasta in piedi come per miracolo ed ha così salvato la bella statua della Madonna Immacolata.

Come si può vedere molto bene da un'antica fotografia, conservata dal dott. Natale Curtoni, in quegli anni il municipio di Gerola si trovava in una posizione particolarmente esposta, perché il Bitto non aveva ancora argini. Per colmo di sfortuna (raccontava mio padre), proprio in quell'estate era stato preparato lo scavo delle fondamenta per la costruzione del nuovo argine, dal cimitero venendo verso il paese e così l'acqua del Bitto si era trovata quasi come una strada aperta per andare a sbattere proprio contro il palazzo comunale, provocandone la distruzione, con la perdita di tutti i documenti. Il municipio stesso, però, aveva fatto come da barriera ed aveva probabilmente salvato le altre case del paese. Anche il muro della piazza della chiesa era rimasto molto danneggiato.

Un cambiamento radicale del territorio è avvenuto poi nella parte Nord dell'abitato. In quegli anni il corso del torrente non seguiva la linea retta come oggi, ma, arrivato circa dove ora è stato costruito il Centro del Bitto, piegava a sinistra, percorreva quella che ora è la Via al Bitto, andava a rasentare il versante della montagna (dove ogni tanto provocava la caduta di una qualche frana: per questo il luogo si chiama ancora li Revìni), proseguiva il suo corso sempre a sinistra, contro montagna fino alla Costa. Il quella occasione il torrente ha sfondato le rive dei prati di Isula e si è scavato un nuovo corso diretto, senza più fare curve tortuose. Proprio in quel luogo, però, qualche anno prima il dott. Giovanni Gualteroni, appassionato cacciatore, aveva costruito una casa per il soggiorno estivo. Quella notte, mentre con la moglie e con i tre piccoli figli dormiva tranquillamente in casa, era stato svegliato dal Silvestro Biga e da mio nonno Nicola, che avevano intuito il pericolo. Il dottore ed i suoi famigliari erano corsi fuori in tutta fretta e si erano rifugiati nelle case alte del paese, appena in tempo perché il Bitto aveva invaso il loro terreno ed aveva portato via quasi tutta la casa. E' stato un vero miracolo se quell'alluvione non ha provocato alcuna vittima.

Oltre a cambiare il suo corso, il Bitto aveva naturalmente provocato anche tutta una serie di frane nel versante destro. Ho avuto modo di vedere alcune fotografie di parecchi anni dopo, che hanno come sfondo Undegàa, Isula, la Tègia o le sponde di là dal Bitto, in cui appaiono ancora ben visibili le frane. Ci sono voluti parecchi anni perché i proprietari, con infinita pazienza, costruissero i muretti di sostegno e rimettessero di nuovo a coltivazione tutto quel versante della montagna.

Un ultimo particolare. Il ponte in ferro che attraversava il Bitto in piazza Pizzo Tre Signori era stato portato via dall'acqua ed era poi stato ritrovato attorcigliato attorno ad uno dei grandi massi che si trovano nell'alveo del torrente tra la Còsta e Undegàa.

Cirillo Ruffoni