La Scrittura del dialetto

LA SCRITTURA DEL DIALETTO

Quali sono i modi corretti per scrivere il dialetto?

Diciamo subito che al riguardo c'è una vera babele (come del resto avviene nelle lingue nazionali). Da vari anni, però, alcuni importanti Istituti della nostra provincia, come la Società Storica Valtellinese e l'Istituto di Dialettologia (IDEVV), diretto da un linguista di fama internazionale come don Remo Bracchi, utilizzano una modalità che voglio proporre attraverso il giornalino e che possiamo adottare anche noi, in modo da creare una certa uniformità. Il nostro dialetto non presenta suoni di particolare difficoltà. I principali caratteri da adottare sono i seguenti:

  • è per la e aperta, come in avèrt
  • é per la e chiusa, come in strénc'
  • ò per la o aperta, come in pòrta
  • ó per la o chiusa, come in Móta "la Motta"
  • ö per la o chiusa turbata, come in lenzöl
  • ü per la u turbata, come in mül "mulo"
  • c' per il suono dolce della c in fine di parola, come in dénc' "dente"
  • ch per il suono duro della c in fine di parola, come in stràch "stanco"
  • s per il suono aspro come in présa "fretta", lìsa "liscia"
  • ś per il suono dolce come in préśa "presa d'acqua", lìśa "biscotto con farina di castagne"
  • in alcune (rare) parole è necessario separare s-c finaliper il suono come in ras-c' "forcone"
  • il nostro dialetto presenta frequenti vocali lunghe, che è necessario esprimere con la doppia, come in nìif "neve", aiàal "piazzola per il carbone", fööch "fuoco" e così via
  • infine si indica sempre l'accento tonico delle parole, tranne che nei monosillabi e quando cade sulle vocali che portano già la dieresi ö, ü.

Naturalmente poi da un paese all'altro ci sono delle differenze, soprattutto nella pronuncia, che rientrano nelle specificità di ciascun dialetto. A Gerola, ad esempio, pronunciamo caléc' (con la e chiusa), a Rasura calèc' (con la e aperta).

Cirillo Ruffoni