La Chiesa Parrocchiale


LA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BARTOLOMEO


LA COSTRUZIONE

L'attuale chiesa parrocchiale di Gerola, dedicata a San Bartolomeo Apostolo è almeno la terza in ordine di tempo. Una precedente chiesa venne consacrata nel 1504 e documenti del periodo attestano l'esistenza di un edificio sacro antecedente dedicato allo stesso patrono.
Dalle notizie relative alla costru-zione della chiesa attuale sap-piamo con certezza che la chiesa precedente sorgeva sulla stessa area di questa, ma era girata, cioè con la facciata verso la montagna e l'abside verso il Bitto, come era consuetudine nella antiche basiliche.
La realizzazione della nuova chiesa inizia nel 1759, progettista e direttore dell'opera è Giuseppe Panzera, originario del Cerentino in Val Maggia (Canton Ticino) e residente a Morbegno.
La realizzazione del complesso di edifici sacri comprendente la chiesa, due sagrestie, il campanile e l'oratorio dei confratelli richiede una trentina d'anni. In questo periodo si possono distinguere cinque fasi di lavoro vero e proprio, alternate da pause, in cui vengono svolti completamenti e rifiniture, oppure si preparano i materiali occorrenti per la fase successiva.
Il progetto di intervento sulla chiesa prevede anzitutto la costruzione del nuovo presbiterio, aggiungendolo alla facciata della chiesa vecchia, che risulta quindi allungata verso monte. In una seconda fase si utilizza il nuovo presbiterio come chiesa mentre si costruisce il corpo centrale, girando così l'edificio e presentando la facciata verso il Bitto. Durante tutta la fase dei lavori, quindi, la chiesa può essere utilizzata per le cerimonie. Nell'anno 1760 il nuovo coro, pronto e abbellito dai quadri già presenti nella chiesa vecchia, viene benedetto.
Solo verso la fine del 1763 proseguono i lavori per la costruzione della parte centrale della chiesa con le cappelle laterali. I lavori si concludono in tempo per la festa di S. Bartolomeo il 24 agosto con la solenne benedizione. I lavori di decorazione e abbellimento dell'interno della chiesa sono compiuti principalmente durante il 1767
E' quindi il turno dell'oratorio di confratelli, ricostruito sulla stessa area in cui sorgeva il precedente ma ampliato. La direzione dei lavori, visti gli impegni di Panzera nella realizzazione della chiesa di Monastero di Berbenno, passa allo stuccatore Giovanni Bianchi.
La Struttura del nuovo oratorio è già completata del 1769 mentre le decorazioni sono realizzate nei due anni successivi.
Inizia nel 1774 la nuova fase dei lavori per concludere gli interni della chiesa e compiere i preparativi per la costruzione del campanile. Il cantiere ha inizio nel 1776 sotto la guida di un nuovo capomastro, Battista Maurelli. Nel 1781 i difficili lavori di costruzione del campanile alto cira 50 metri sono terminati e si passa quindi alla fusione sul posto delle 5 campane, realizzate e collocate sul castello nel 1782.
Il campanile è dotato nel 1793 di un orologio in ferro battuto con i contrappesi in pietra. Le campane sono poi sostituite da un nuovo concerto nel 1879. Le campane hanno un peso che va dai 19q del "campanone" ai 5q della minore.
E' nell'ultima fase dei lavori, cominciata nel 1784, che si realizza l'ingresso laterale della chiesa, la pavimentazione e infine la facciata. I lavori di costruzione e abbellimento della chiesa si concludono nel 1793.

La chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo è consacrata il 24 aprile 1796 dall'allora vescovo di Como Mons. Carlo Ravelli.
Nella piazza della chiesa nel 1801 trova poi collocazione l'Ossario realizzato ad opera del mastro Giuseppe Maurelli e oggi adibito a Sacello votivo in memoria dei caduti in montagna e sul lavoro (vedi n°3).

L'ARCHITETTURA DELLA CHIESA

L'imponente facciata, realizzata negli anni che vanno dal 1784 al 1793, è disposta su due ordini, ben scanditi da un aggettante cornicione. La parte inferiore ha sei lesene, di cui le due esterne leggermente arcuate, per dare più spicco ed effetto scenografico. Il ricco portale in pietra è arricchito da un ampio finestrone centrale, parzialmente riaperto dopo i lavori di restauro dell'organo.
Il fastigio ha quattro lesene, che contornano la statua di S. Bartolomeo ed è sormontato da grandi vasi fiammati e da una croce di ferro.
L'interno della chiesa colpisce per il senso di armonia e proporzione che emana dall'insieme, ricca di lesene, archi e cornicioni, stucchi e affreschi.
Il corpo centrale della chiesa è a navata unica e acquista particolare spaziosità grazie alle due cappelle dedicate alla Madonna e a S. Giuseppe e alla volta centrale, tesa verso il cielo come una grande vela rettangolare.
Altre due cappelle (di S. Antonio e del Crocifisso) sono ricavate dalle rientranze delle pareti laterali. Il presbiterio è ampio e nettamente staccato dalla navata da un grande arco centrale. Non avendo la possibilità di costruire una cupola, il progettista ha coperto il presbiterio con una bassa calotta, ma sapientemente l'ha delimitata con un cornicione che, unitamente agli stucchi della decorazione, dà l'effetto scenografico di una balaustra aperta verso il cielo.

Poco avanti dall'ingresso principale della chiesa, nella pavimentazione, è possibile notare una lastra di pietra su cui è incisa la scritta "Sepulcrum sacerdotum vetus", cioè antico sepolcro dei sacerdoti.
E' probabile che questa antica tomba si trovasse davanti all'altare della vecchia chiesa, così come nell'edificio nuovo il sepolcro dei sacerdoti è collocato davanti alla balaustra dell'altare maggiore. Questo da un'indicazione importante circa le dimensioni della vecchia chiesa del 1504, girata rispetto a quella attuale, che probabilmente occupava lo spazio che va dalla lapide fino alla balaustra dell'altare maggiore.

L'ORGANO

Nel 1830 viene realizzato dal falegname Ruffini la cantoria, destinata ad ospitare l'organo che dovrà accompagnare le funzioni religiose e renderle più solenni.
L'organo, prodotto dalla ditta Fratelli Serassi di Bergamo, è acqui-stato solo alcuni anni dopo e inaugurato nella festa di S. Bartolomeo nel 1837.
L'installazione dell'organo com-porta la chiusura del grande finestrone della facciata, per cui si rende necessaria l'apertura di una nuova finestra sopra l'altare di S. Antonio.
L'organo è stato restaurato nel 1998/2000 in memoria di don Albino Manni, promotore degli ultimi restauri della chiesa parrocchiale.
Per l'occasione sono state anche aggiunte tutte le parti che durante gli anni sono state asportare (alcune canne, banda turca, ecc.) e corretti alcuni interventi di manutenzione non troppo ortodossi (es taglio o manomissione di canne).
Con i restauri eseguiti dal 1990 la parete dietro l'organo si è arricchita di due dipinti eseguiti dal pittore Frediano Berti raffiguranti S. Cecilia e re Davide con un dignitario di corte (con i tratti somatici di mons Agostino Acquistapace, sacerdote originario di Gerola) .
I due confessionali intagliati in legno di noce ai lati dell'ingresso principale della chiesa, già presenti nella vecchia chiesa, sono realizzati verso il 1730 dagli intagliatori Marco Aurelio e Giuseppe Bianchi di Averara.

LE CAPPELLE LATERALI

Nel fondo della chiesa si trova il vecchio fonte battesimale con, alle spalle, l'ingresso dell'argenteria situata alla base del campanile. Il battistero è attualmente in disuso visto che per i battesimi viene utilizzato quello che si trova a lato dell'altare maggiore.

Come è possibile vedere dalle datazioni riportate in ogni singola descrizione, molti degli arredi della vecchia chiesa si trovano ancora nell'edificio attuale (es. quadri, suppellettili, altari...).

Sopra l'entrata laterale e in fronte vi sono due tele del 1600 raffiguranti S. Marta e Maria Maddalena.

La Cappella di S. Antonio è realizzata nel 1671 a cura della famiglia Ruffoni "Fughèc'". La grande pala raffigura La Vergine con in braccio il Bambino che si protende verso S. Antonio da Padova, mentre la tela in basso, di recente realizzazione, rappresenta un episodio della vita del Santo.

La Cappella del Crocifisso, fatta costruire a proprie spese da Pietro de' Mazzi perché vi celebrassero le S. Messe in suffragio della sua anima, porta una tela raffigurante la crocifissione con, ai piedi della croce, Maria Maddalena e S. Carlo Borromeo. Anche in questo altare alla base si trova un dipinto di recente realizzazione raffigurante la natività in cui trovano spazio, sotto le spoglie di pastori, due sacerdoti di Gerola, don Albino Manni e don Giuseppe Acquistapace.

Sul lato sinistro della cappella è presente
uno stemma con la scritta "Bedulinus" e la data 1526 in memoria del Bedolino, benefattore di Gerola. Pietro de' Mazzi, detto Bedolino, dopo esser fuggito da Gerola in maniera rocambolesca per problemi con la Giustizia, a Verona nel 1545 fa un solenne testamento. Egli lascia alla comunità di Gerola metà del monte Trona a condizione che gli amministratori del Comune convertano i proventi in pane e sale da distribuire a tutti gli uomini del comune di Gerola, inoltre il Comune si curerà di far celebrare nella Cappella del Crocifisso sei messe ogni anno per la salvezza della sua anima.
Per tener fede al lascito, chiunque partecipa alla S. Messa nel giorno dei Defunti riceve un pezzo di Bitto e del pane, in più ad ogni famiglia di Gerola sono donati due chili di sale.

L'altare di San Giuseppe riasale al 1648 ed è stato realizzato dalla famiglia di Giovanni Spandrio. La pala d'altare raffigura la Madonna del Carmine, con il bambino in braccio e ai lati S. Giuseppe, con il giglio in mano, e S. Pietro, con le chiavi del Paradiso. La vergine tiene con la destra lo scapolare e sotto di lei anche le anime del purgatorio, in fiduciosa preghiera fra le fiamme della purificazione, portano sul petto il distintivo del Carmine. Sul lato inferiore della tela spicca il caratteristico stemma degli Spandrio: un camoscio che allatta un bambino.

La cappella più ricca e ornata della chiesa è dedicata alla Madonna delle Grazie, sul cui altare compare la scritta altare privilegiato.
La statua all'interno della nicchia rappresenta la Vergine, seduta in atteggiamento di assorta preghiera davanti al bambino che tiene sulle ginocchia. La preziosa statua lignea risale al XVI secolo mentre l'altare che arricchisce la cappella, in parte già presente nella chiesa vecchia, ha subito modifiche nel corso degli anni (es sono stati aggiunti i gradini del vecchio altare maggiore mentre il piedistallo risale al 1767).
Sulle lesene della cappella sono applicati dodici dipinti su rame raffiguranti i misteri del rosario, mentre tre di dimensioni maggiore sono collocati sulla parte inferiore dell'altare. I dipinti sono stati realizzati nel 1669 dal pittore Giovanni Rinaldo. La disposizione attuale probabilmente è identica a quella che avevano nella chiesa vecchia.

Il pulpito che si trova lateralmente all'altare della Madonna delle Grazie è realizzato con legno di tiglio, riccamente ornato con cornici dorate, cariatidi e statuette della Vergine e degli evangelisti. Realizzato da Francesco Rubino fra il 1694 e il 1695, è stato il principale obiettivo di un furto compiuto nel 1981, quando i ladri l'anno lasciato completamente spoglio delle decorazioni, sostituite poi da copie realizzate da un artista filippino sulla base di una documentazione fotografica esistente.

LE DECORAZIONI DELLA CHIESA

La decorazione della chiesa è eseguita negli anni che vanno dal 1844 al 1849 dal pittore Giacomo Pedrazzi, anche lui originario della Val Maggia come il progettista della chiesa mastro Giuseppe Panzera. Il primo lavoro eseguito è la decorazione della sagrestia a nord della chiesa, rappresentante la presentazione di Gesù al tempio.
Negli anni seguenti Pedrazzi dipinge tutta la chiesa. Oltre alla deco-razione generale di lesene, archi e capitelli, l'artista nel catino absidale dipinge una copia dell'ultima cena di Leonardo e, sui quattro pennacchi che sostengono la volta, il coro degli evangelisti. Poi apre la volta con uno squarcio nel cielo, dove, tra nuvole, angeli e santi raffigura il Paradiso: al centro vi è la colomba, simbolo dello spirito Santo, attorno al quale ruotano il Padre, il Figlio, la Madonna e i santi Giuseppe, Bartolomeo e Gerolamo.
Dopo aver eseguito sulla volta una riproduzione dello sposalizio della Vergine di Raffaello, il pittore scan-disce geometricamente gli spazi della grande volta della navata e, nell'otta-gono centrale, raffigura l'assunzione di Maria in cielo. Negli otto riquadri esagonali disposti a raggiera il pittore inserisce le virtù; secondo una tradizione orale il pittore ha utilizzato come modelle per questi dipinti le più belle ragazze del paese. Il Pedrazzi completa le decorazioni delle cappelle laterali dipingendo, all'altare della Madonna, una Vergine col Bambino e le figure di Mosè e re Davide; nelle false nicchie di fianco all'altare i santi Gerolamo e Agostino. All'altare di S. Giuseppe dipinge il sogno del Santo e Davide e nelle false nicchie i santi Gregorio Magno e Ambrogio.

Le vetrate della chiesa, realizzate nel 1905 dall'artista Bartolomeo Balgera di Chiuro, rappresentano: sull'altare maggiore la Sacra Famiglia di Raffaello e la fuga in Egitto del Murillo; sopra gli altari laterali l'Immacolata, il Sacro Cuore e due disegni artistici. La tecnica di costruzione delle vetrate è a mosaico: fra due lastre di vetro sono collocati listelli colorati, anch'essi di vetro, di varie misure che combinati fra loro, come per il classico mosaico, formano le complesse figure.

L'ALTARE MAGGIORE

L'attuale battistero è un importante reperto attestante l'esistenza dell'abitato di Gerola già in epoca medioe-vale e può essere datato intor-no alla metà dell'XII secolo.
Lo straordinario reperto scultoreo, unico nel suo genere in Valtellina, precedentemente adibito ad acquasantiera e murato nell'ingresso laterale della chiesa, è stato posto nell'attuale collocazione nel 1978.
L'impostazione figurativa dell'acquasantiera s'incentra sulla presenza di quattro testine sporgenti fra le quali si trovano altre sculture di difficile interpretazione. Sembra che le testine rappresentino le simbolizzazioni degli evangelisti: leone-Marco, uomo-Matteo, toro-Luca, aquila-Giovanni.

Sopra il Battistero è stato murato negli anni '90 il vecchio tabernacolo che prima si trovava in luogo difficilmente visibile, dietro l'altare maggiore, adibito a custodia dei Santi Oli. Nella cimasa il tabernacolo reca scolpiti il calice l'ostia, indici sicuri che la destinazione primaria era la custodia dell'Eucaristia.

Le due grandi tele a lato dell'altare maggio-re rappresentanti il martirio di San Barto-lomeo e la disputa di Cristo con i farisei in occasione della guari-gione del paralitico, già presenti nella vecchia chiesa, risalgono al 1739 e sono di autore ignoto.

I quadri dell'addolorata e della flagellazione di Cristo posti nell'abside circolare dietro l'altare, anch'essi recuperati dalla vecchia chiesa recano la data 1700 e sono opera del pittore bergamasco Domenico Medali.
I banconi del coro sono realizzati nel 1848 dal falegname intagliatore Domenico Ruffini; probabilmente nello stesso anno sono stati collocati dietro l'altare maggiore i banconi già presenti nella chiesa vecchia, intagliati dal maestro Rubini.
L'altare monumentale in marmo presenta tre larghe gradinate destinate ad ospitare altrettante file di candelieri e fiori. La sua costruzione è forse stato l'intervento meno felice effettuato nella chiesa, poiché ha lasciato subito insoddisfatti i committenti richiedendo due variazioni: la modifica della gradinata per renderla più comoda e la sostituzione del tempietto che occupa la parte sommatale dell'altare. Il nuovo altare in marmo posto in opera nel 1840 ha fatto accantonare il vecchio in legno, che non solo aveva maggiore valore storico, ma anche pregi artistici di rilievo. Alcune parti del vecchio altare ligneo, che presentava segni di vecchiaia e forse considerato troppo modesto per la chiesa, si possono ancora trovare dislocate nella chiesa. Il tabernacolo è collocato nell'altare dell'oratorio dei confratelli, le gradinate sono state utilizzate per l'altare della Madonna e la parte sommitale è conservata nella sagrestia vecchia.

L'ORATORIO DEI CONFRATELLI

L'Oratorio dei confratelli, che si protende ad sud della chiesa, ospita nella nicchia centrale la statua della Madon-na del Carmine, venerata nella chiesa. La statua in legno, acquistata nel 1894 da una ditta di Bergamo, opportunamente ritoccata, gessata e lisciata ha sostituito l'antica immagine della Vergine del Rosario trasferita poi a Castello.

Lateralmente all'altare vi sono due tele raffiguranti la Madonna del Carmine e l'Eucaristia. Sulla volta sono applicate lastre di metallo con le scene della Visitazione, della Fuga in Egitto e dell'Assunzione di Maria. Fra i quadri esposti degni di nota sono la pala con Maria e il Bambino adorato da S. Lucia S. Agata, S. Antonio e S. Bartolomeo e la tela dell'Angelo Custode (1676).

I RESTAURI del 1990

Oltre alle normali opere di manutenzione della chiesa parrocchiale, nel 1990 iniziano i lavori di restauro che toccheranno tutta la chiesa. Viene restaurato l'oratorio dei confratelli utilizzato per le funzioni religiose durante la stagione invernale, puliti e restaurati gli stucchi, gli affreschi, i quadri, le statue e gli altari della chiesa.
L'opera è compiuta nella prima parte dal pittore Fanchi di Morbegno e nella seconda metà da Frediano Berti che esegue anche i dipinti a lato dell'organo. Si aggiungono negli altari di fondo i quadri già descritti di S. Antonio e della Natività e, con la contribuzione di numerose famiglie, viene acquistata una nuova Via Crucis in legno finemente intagliata in esemplare unico dall'artista Demetz della Val Gardena.
Nel 1994 viene compiuto l'impegnativo restauro della facciata seguita poi dal campanile. Ultima fatica è il restauro dell'organoriportato agli antichi fasti grazie ad un meticoloso lavoro della ditta Pradella di Grosio.
Così la chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo si ripresenta oggi in tutta la purezza delle sue linee architettoniche e nello splendore delle decorazioni. Le fanno degna corona le chiesette filiali delle frazioni (Valle, Nasoncio, Fenile, Castello, Ravizze, Case di Sopra, Laveggiolo), tutte rimesse a nuovo con una serie di interventi che ricordano lo straordinario fervore di iniziative di due secoli fa.

LE FESTE LITURGICHE A GEROLA

  • Madonna del Carmine: 4° domenica di luglio
  • Festa di San Bartolomeo: la domenica più prossima al 24 agosto.
  • Pellegrinaggio all'alpe Motta: nel mese di agosto o inizio settembre con S. Messa sotto la grande Croce collocata nel 1974.
  • Commemorazione dei fedeli defunti: dopo la S. Messa, per tener fede al lascito del Bedolino, viene distribuito ai fedeli pane e formaggio (si distribuisca "tanto pane e formaggio il 2 novembre e sale a S. Martino").
  • Natale: dal 1977, nella notte del 24 dicembre, è inscenato il suggestivo Presepe Vivente.