Specie autoctone
Montagne tra le quali la fauna si differenzia

Biodiversità, specie che esistono solo qui, una terra che stupisce

Razze autoctone presenze di pregio, specie-tesori della biodiversità che su queste montagne hanno le proprie radici maturando e affinando nei millenni le loro differenze e peculiarità

 Le razze e le popolazioni caprine la Capra Valgerola



Nelle valli del Bitto e Lesina vi è la prevalenza dei soggetti della locale razza di Valgerola (o Orobica) Ciò rappresenta una garanzia di sopravvivenza di questa razza a rischio di estinzione. Non mancano anche qui, purtroppo, casi di "infiltrazione" di soggetti di altre razze. Quando si tratta di maschi (becchi) la circostanza assume un rilievo particolare perché essi si spostano facilmente da un'alpe all'altra (e persino da una valle all'altra) attratti dalle capre in "calore". Un danno evidente per le tasche e per l'orgoglio degli allevatori ai quali una bella capra Orobica ... partorisce un soggetto meticcio. Un danno anche per la consistenza della razza. La presenza di allevamenti intensivi, che allevano capre di razze "internazionali" (quali la Camosciata delle Alpi e la Saanen) non agevola certo la conservazione delle razze autoctone a rischio di estinzione perché, inevitabilmente, alcuni soggetti si "irradiano" sul territorio e ... finiscono in al peggio. Da questo punto di vista le normative sono carenti, mentre il sistema di alpeggio pone forti limiti al controllo della riproduzione da parte degli allevatori. Le capre, infatti, una volta "scaricate" le vacche, restano ancora per diverse settimane in alpe senza controllo, proprio nel periodo "di punta" degli accoppiamenti. Gli allevatori che "ci tengono" alle loro capre (e desiderano allevare caprette della razza di Valgerola) sono costretti a "portare a casa" i loro capi quando, verso la fine dell'alpeggio, iniziano ad "andare in calore".


La capra Orobica (o di Valgerola)

La capra Orobica (o di Valgerola) è l'unica razza caprina riconosciuta del Nord Italia. Il riconoscimento avvenne nel 1992, quando non erano ancora stati attivati i Registri Anagrafici (RA) che hanno poi consentito un più facile riconoscimento di diverse altre popolazioni locali. Era già stata descritta con il nome di "capra di Valgerola" nell' "Atlante etnografico delle popolazioni ovine e caprine allevate in Italia" edito dal CNR nel 198317.

La capra di Valgerola é presente in buona parte delle Orobie occidentali (alta val Brembana, in provincia di Bergamo, val Varrone e val Marcia, in provincia di Lecco). La consistenza è stabile, intorno ai 4.000 capi; la diffusione, al di fuori della zona d'origine, interessa principalmente la Valsassina, sporadicamente la bassa Valchiavenna e l'alto Lario occidentale. Alcuni capi sono però presenti anche in altre regioni italiane. Un gruppo di capre con gli inequivocabili caratteristici tratti morfologici della capra di Valgerola è raffigurato in una stampa popolare dei primissimi anni dell'Ottocento mentre fa ingresso a Milano da Porta Orientale. Trattasi, con tutta probabilità, di capre transumanti provenienti dall'alta val Brembana. Esse, durante la primavera soggiornavano in stalle al di fuori delle mura urbane (nei "Corpi Santi") e, ogni giorno, entravano in città. Diversi documenti degli stessi anni, conservati negli Archivi di Stato di Milano e di Bergamo, ci informano, infatti, di una regolare transumanza tra l'alta val Brembana e Milano, finalizzata a fornire negli ospedali latte caprino fresco e salubre (portando le capre negli ospedali è lì mungendole sul posto).

La capra Orobica, detta anche Valgerola, è presente sul versante orobico e sul fondovalle della bassa Valtellina, oltre che nella valle Gerola, in provincia di Sondrio; alcune greggi sono presenti anche in provincia di Lecco, Como e Bergamo. Il suo latte viene utilizzato in minima parte per la produzione del Bitto d'alpeggio  

 

La capra di Valgerola è di taglia media, di costituzione tendenzialmente robusta (torace e bacino larghi), ma relativamente meno sviluppata in altezza e in lunghezza rispetto ad altre capre autoctone lombarde (peso vivo della capra adulta 55 kg, altezza al garrese 72 cm) Molto caratteristiche le corna appiattite, lunghe e dirette in fuori e verso l'alto, con marcata torsione, raramente assenti. Anche il pelo è caratteristico; é uniformemente lungo e si presenta con colorazioni molto varie. Sono descritti numerosi tipi legati al colore del pelo e alla distribuzione delle pezzature (marìn - bianca e nera, secondo un caratteristico disegno - farinè/, farinè/ de seéndri, carnose, nìgru, ecc.).

Le produzioni di latte non sono elevate (300-350 kg per lattazione). E' significativo che, mentre altre razze vedano calare progressivamente la produzione di latte passando dalla primavera all'estate, la capra di Valgerola raggiunga un picco all'inizio dell'al peggio quando può disporre di foraggio abbondante e nutriente (in inverno-primavera, invece, quando è ricoverata in stalla può disporre solo di un po' di fieno). E' legata indissolubilmente alla produzione del Bitto. Negli alpeggi aderenti all' "Associazione Produttori Valli del Bitto" il formaggio deve essere prodotto aggiungendo al latte vaccino, nella misura del 10-20%, latte di capra di Valgerola. Per la produzione del Bitto Dop, invece, l'aggiunta di latte di capra (senza precisazione della razza) non é obbligatoria, e quando praticata, non deve superare la quota del 10%.

Michele Corti e Cirillo Ruffoni - Il formaggio "val del Bitt", 2008