Il Latte di San Vito

IL LATTE DI SAN VITO

Questa è una tradizione ancora presente nella parrocchia di Gerola, ma che ormai sta scomparendo. Il giorno 15 giugno, festa di S. Vito, tutte le famiglie di Gerola portano il latte delle loro mucche al parroco. Un tempo il latte veniva raccolto in una grande caldaia, nel baitello che si trova vicino alla casa parrocchiale e lì veniva lavorato (ricordo ancora il Silvestro Biga tutto affaccendato) per ottenere burro e formaggio ad uso del prevosto. Ho sempre dovuto rispondere che non avevo mai trovato niente su questa consuetudine. Recentemente, invece, mi sono imbattuto in un documento che ne spiega l'origine.
Bisogna ricordare anzitutto che, per molti secoli, il mantenimento dei sacerdoti è spettato alle popolazioni delle singole parrocchie, che hanno provveduto a pagare lo stipendio (chiamato anche primizia) raccogliendo il denaro tra le famiglie con una tassazione e integrandolo magari con prodotti della natura. Il 23 ottobre 1689, gli agenti della comunità di Gerola (come usava allora) eleggono come curato, per quattro anni, il prete Domenico Tronella, figlio del notaio Santino, del Dosso e nel fissare il salario stabiliscono di dargli ogni anno 600 lire, oltre al latte di un giorno di tutto il bestiame da latte di Gerola (notaio Tommaso Maxenti di Gerola). Ecco quindi spiegata la consuetudine: si tratta di un'integrazione dello stipendio del parroco. Rimane da verificare se l'usanza sia stata introdotta in quella data o se fosse già in vigore in precedenza.

Non deve meravigliare, poi, questa mescolanza di compiti religiosi con interessi pratici, come l'allevamento e la cagliatura del latte, da parte dei parroci. Il curato Domenico Tronella (rimasto poi a Gerola fino al 1706) è un personaggio ben esperto di queste cose, perché, tra le sue varie attività, svolge anche quella di rilevatario e di caricatore dell'alpe Tronella, che in quel periodo apparteneva per tre quarti alla chiesa di Gerola. Anzi, la consuetudine di prendere in affitto quell'alpe era una tradizione della sua famiglia, che apparteneva alla parentela Bonini di Sacco, tanto che, quasi sicuramente, proprio da lì è derivato il soprannome Tronella, che poi si è codificato in un vero e proprio cognome.

E perché è stata scelta la data del 15 giugno, festa di S. Vito? E' semplice: perché quello solitamente era il periodo in cui tutti i Giaröierano in paese. Finito di falciare il primo fieno in pianura, infatti, tutti venivano in sciasö con il loro bestiame, in attesa di salire sugli alpeggi per la stagione estiva.

Cirillo Ruffoni