Gerola

Le origini

Secondo la tradizione orale, i primi abitanti sarebbero venuti nell'alta valle del Bitto da entrambi i versanti delle Orobie per estrarre e lavorare il ferro ed avrebbero chiamato il luogo Santa Maria dell' Acqua Viva, poi diventato Gerola, da gera, cioè ghiaia, dopo le disastrose alluvioni del torrente. La zona abitata più anticamente sarebbe stata la montagna di Ravizze e di Castello. Non ci sono però documenti che confermino la tradizione. L'unico indizio è costituito dal toponimo Valvedrano, che deriva da un Mons Veteranus, cioè monte antico.
L'origine del paese risale probabilmente all'alto Medioevo (800-1000 d. C.)
L'unico reperto archeologico finora trovato a Gerola è un sasso con incise alcune coppelle. Il reperto più antico è l'acquasantiera conservata in chiesa, risalente al 1050 circa.
Al tempo delle origini hanno avuto molta importanza le parentele dei Curtoni e dei Ruffoni, proprietarie delle miniere e dei boschi per la produzione del carbone.
L'attività mineraria e il dissodamento dei terreni sono proceduti di pari passo. La richiesta di carbone, infatti, ha portato ad un grande disboscamento e, nello stesso tempo, i terreni liberati dalla vegetazione sono stati destinati al pascolo e alle coltivazioni. Ciò è avvenuto soprattutto nelle zone alte, quelle più vicine alle miniere, dove sono state create le aree degli alpeggi, abbassando però sensibilmente il limite della vegetazione.
Il più antico documento scritto che attesta l'esistenza di Gerola è una pergamena del 1238 (conservata nell'archivio parrocchiale), dove è documentata la vendita dell'alpe di Trona.
A partire dal 1321 iniziano le raccolte di atti dei notai di Morbegno. Da tali atti si possono ricavare le seguenti notizie. .
Gli Insediamenti già costituiti sono: la Piazza (il centro), Fenile, Foppa, Castello, Laveggiolo, Ravizze e Nasoncio; le frazioni di Valle e Case di Sopra sorgono durante il Trecento. Le famiglie che possiedono un cognome già formato sono: Curtoni, Ruffoni, Spandrio e Fallati; altri cognomi, come Acquistapace, De Mazzi (poi Maxenti) e Colli si formano nel corso del Trecento; altri, come Manni, Quaini e Ambrosetti solo a partire dal Cinquecento.
Nel 1321 Gerola è già Comune autonomo; ha una chiesa e un sacerdote che se ne occupa.
Gli abitanti hanno relazioni con la Valcamonica e con la Val di Sole (in provincia di Trento), dove alcuni emigrano per lavoro.

Il Quattrocento

A partire dalla seconda metà del secolo L'emigrazione non avviene più verso la Val di Sole, ma verso le città come Padova, Verona e Venezia.
Molti abitanti comprano terreni nelle selve del comune di Cosio ed iniziano così a tenere una doppia residenza.
Si assiste ad una notevole diffusione della cultura, documentata da un alto numero di notai (una ventina, a Gerola, solo nel Quattrocento, calcolati per difetto).
Viene costruita una nuova chiesa, consacrata nel 1504.

Il Cinquecento

Dal 1512 la Valtellina passa sotto il dominio dei Grigioni.
Continua l'emigrazione verso le grandi città dell'Italia settentrionale.
Si intensificano i lasciti alla Chiesa e alla comunità. Il più famoso è quello di Pietro de' Mazzi detto Bedolino, fatto a Verona nel 1545, la cui esecuzione continua ancora oggi e consiste nella distribuzione di pane e formaggio dopo la cerimonia del 2 novembre e di un quantitativo di sale a tutte le famiglie, utilizzando la rendita dell' alpe Trona Soliva.

Il Seicento

E' il secolo orribile per Gerola e per la Valtellina. La peste del 1630 (quella manzoniana) riduce gli abitanti di Gerola da 743 a 350.
Le truppe straniere, presenti in Valtellina in seguito alla rivolta del 1620 (sacro macello), gravano pesantemente sul Comune che si indebita per far fronte alle contribuzioni richieste.
Acquistano sempre più importanza economica gli alpeggi, che danno una buona rendita.
Continuano le donazioni alla Chiesa, che amplia il suo patrimonio grazie alla buona amministrazione.
A partire dal 1614 i parroci tengono regolari registri delle nascite, dei matrimoni e delle morti.

Il Settecento

E' un secolo più tranquillo dal punto di vista sociale ed economico. Continuano tuttavia le emigrazioni, rivolte ora verso le città del Sud, come Ancona, Napoli e Palermo.
Nella seconda metà del secolo, grazie alle rendite ottenute soprattutto con gli alpeggi, avvengono le importanti costruzioni: la chiesa di Castello (1745-'47), Case di Sopra (1745-'49), Ravizze (1762­'63), Nasoncio (1773-'74), ma soprattutto la chiesa parrocchiale e il campanile attuali. La chiesa viene iniziata nel 1759, su progetto del capomastro Giuseppe Panzera, di Cementino in Val Maggia, conclusa verso il 1790 e consacrata nel 1796. Viene costruita sul luogo della precedente, girandone la direzione.
Nei primi due decenni del secolo, i Parravicini di Morbegno lavorano ancora all'estrazione del ferro dalle miniere di Trona. il carbone necessario viene prodotto nella valle di Bomino dai boschi che appartengono alla Chiesa.
Nel 1797, con la prima discesa di Napoleone in Italia, finisce la dominazione dei Grigioni .

L'Ottocento

Con il Congresso di Vienna, nel 1815, la Valtellina viene definitivamente annessa al Regno Lombardo Veneto e quindi all'Austria.
Nel primo censimento del 1861 Gerola fa registrare 1074 abitanti.
La Chiesa acquista l'organo (Serassi di Bergamo, 1837), paramenti preziosi e stendardi e viene decorata dal pittore Giacomo Pedrazzi, originario di Cerentino in Val Maggia (1845-49).
I beni che appartenevano alla Chiesa e alle confraternite vengono incamerati e venduti ai privati.
Nel 1836, nella notte fra il 29 febbraio e il 1 marzo, una valanga distrugge la frazione Case di Sopra, provocando 66 vittime.
Nella prima metà del secolo si registrano alcune gravi carestie, dovute prevalentemente a pessime condizioni climatiche. Alla fine del secolo inizia la grande migrazione verso l'America, che continua poi anche nei primi decenni del Novecento.
La graduale bonifica della pianura nella bassa Valtellina determina la sempre più frequente presenza di Gerolesi che acquistano terreni e stabiliscono la residenza invernale nei Comuni di Piantedo, Delebio e Cosio.
Verso la fine del secolo inizia anche la valorizzazione turistica di Gerola. Alcune famiglie benestanti, soprattutto di Morbegno, realizzano abitazioni per il soggiorno estivo.

Il Novecento

Tra il 1910 e i1 1927 viene costruita la nuova strada carrozzabile che unisce tutti i paesi della valle a Morbegno.
Nel 1911 si registra una grave alluvione del Bitto, che distrugge, oltre al Municipio, diverse segherie e mulini che sorgevano lungo il suo corso, fortunatamente senza provocare vittime. Durante la prima guerra mondiale i passi delle Orobie vengono fortificati con il sistema difensivo di prevenzione, chiamato Linea Cadorna.
Nel 1920 viene costituita la Società Elettrica Gerolese. Una centralina all'ingresso del paese fornisce la luce elettrica alle abitazioni.
A partire dalla metà deg1i Anni Trenta la Società Orobia realizza gli impianti che sfruttano l'energia idrica in tutta la valle del Bitto (le dighe di Pescegallo, Trona e Lago Inferno, le centrali di Trona, Gerola, Panigai e Regoledo, con relative prese, condotte d'acqua e linee elettriche).
Nel censimento del 1951 Gerola fa registrare la sua massima espansione demografica: 1336 abitanti.
Nella seconda metà del secolo vengono create importanti infrastrutture, come glì acquedotti, le fognature, le strade che collegano tutte le frazioni.
L'industrializzazione provoca la crisi delle attività tradizionali (agricoltura e allevamento), con conseguente abbandono dei terreni e spopolamento.
A partire dagli Anni Sessanta inizia lo sviluppo turistico della zona di Pescegallo, con la costruzione della strada e la realizzazione degli impianti di risalita.
Parallelamente alla crisi delle attività tradizionali, avviene però anche la valorizzazione dei prodottitipici, con il riconoscimento del formaggio Bitto.
La tutela dell'ambiente e delle forme di vita tradizionali diventa di primaria importanza, come attesta la creazione del Parco delle Orobie.

(di Cirillo Ruffoni)