Erbe curative

PRATICHE CURATIVE PER UOMINI ED ANIMALI

Lichen, lichene

Si è usato e si usa come infuso contro la tosse e il catarro (espettorante). Un pugno di essenza verde o secca, per litro d'acqua. Si beve solo l'acqua della seconda bollitura, filtrata, tiepida, zuccherata, un bicchiere più volte al giorno.

Fiur d'arnica (Arnica Montana)

I fiori e le foglie in infuso servivano per curare le contusioni e le slogature, così come l'essenza che si ricava dai fiori messi in un fiasco con olio o alcool per almeno 40 giorni. Qualcuno esponeva anche il fiasco al sole per aumentare l'efficacia del prodotto.

Gianzana, Genziana Maggiore (Genziana Lutea)

La radice spelata e spezzettata in infuso o messa a bagno, era utile soprattutto per curare le mucche "impetasciadi" (che avevano fatto indigestione) e avevano l'intestino bloccato. L'infuso filtrato era somministrato con una bottiglia, poco per volta, ma più volte al giorno per risolvere gradualmente ma efficacemente il problema.

Rais, radice

Il nome di questa pratica curativa per le mucche deriva dall'uso di un pezzetto di radice di genziana che veniva inserita in un'incisione, sotto pelle, nel collo o all'interno della coscia della mucca. Il pezzetto di radice (2 o 3 cm.), legato ad uno spago, era lasciato nell'incisione per uno o due giorni e dava origine ad un rigonfiamento infiammatorio che, estratta la radice per mezzo del filo, veniva inciso e "spurgato". Si riteneva che questo sistema avesse una grande efficacia contro ogni tipo di infiammazione ma soprattutto permettesse alle mucche di diventare gravide dopo vari tentativi andati a vuoto. Si utilizzava questo rimedio anche in caso di accumulo di liquido nelle giunture degli animali.

Argàt linfa del larice (trementina)

La linfa si raccoglieva con un piccolo recipiente inchiodato sotto al buco, fatto con il trivelin (trapano) alla base del tronco. L'unguento realizzato con la linfa e il burro serviva a disinfettare e ripulire le ferite di uomini ed animali, e per curare l'"occhio di pernice".

Bòtula, linfa dell'abete bianco (avéz)

SI raccoglieva incidendo le piccole vesciche sulla corteccia dell'avez e aveva le stesse funzioni dell'argàt.

Rasa, linfa dell'abete rosso (pesh)

La ràsa era raccolta raschiandola dalla corteccia, poi unita alla sungia (strutto) si applicava agli arti fratturati degli animali e delle persone, insieme alle stecche per un'ingessatura artigianale.

ERBE SELVATICHE COMMESTIBILI

Sulàa, sorbo montano (sorbus aria)

Le bacche brinate erano consumate fresche

Erba piverèla, timo (Thimus Praecox)

Si raccoglievano e si raccolgono fiori e foglie da usare, sia verde che secco, in cucina come erba aromatica e attualmente come infuso energizzante e digestivo.

Caf (Carlina Acaulis)

Come i fistun e le bacacuchi erano raccolti dai ragazzi che consumavano la base croccante che costituisce il calice

Malva (malva silvestris)

Le foglie verdi erano aggiunte alle minestre insieme ad altre erbe commestibili, e venivano utilizzate in infuso o in decotto come emolliente e rinfrescante.

Maranduli, bacche di rosa canina

La buccia essiccata delle bacche rosse serviva per fare il the e come mangime per i maiali.

Erba Livia (Achillea Moscata Montana)