Attività storiche della Valle

LE ATTIVITA' LAVORATIVE STORICHE DELLA VALGEROLA

ESTRAZIONE E LAVORAZIONE DEL FERRO

Secondo gli studi compiuti in Valcamonica, la civiltà del ferro nelle Alpi sarebbe incominciata tra il 1200 e il 1000 a. C. ad opera di antichissimi artigiani provenienti dalle regioni orientali. Successivamente furono i Celti a dotarsi di un'alta specializzazione nell'arte siderurgica. Già prima dell'arrivo dei Romani, quindi, nelle nostre valli si estraeva e si lavorava il ferro. Si può ritenere che anche le montagne di Gerola siano state esplorate dagli antichi abitanti alla ricerca delle vene del minerale. L'attività mineraria nella Valle del Bitto è documentata dal 1300 fino al Settecento.

Le zone minerarie

Nel territorio di Gerola i resti delle miniere di ferro e dei forni d'alta quota si possono individuare quasi tutti sopra i limiti della vegetazione e comprendono due zone ben distinte: la conca di Pescegallo e l'area di Trona-Lago Inferno.
L'area mineraria di Pescegallo occupa solo la stretta conca a Sud del lago omonimo, circondata dalle vette rocciose che hanno sempre avuto il significativo nome di Ferèri, cioè Ferriere.
Nell'area di Trona e Lago Inferno, invece, la zona delle miniere e dei forni è molto più estesa. L'area occupa, grosso modo, un quadrilatero che ha come suoi vertici la diga del Lago Inferno (m. 2085) a Sud, la bocchetta di Trona ad Ovest, il Lago di Trona (m. 1805) a Est e la casera dell'alpe Trana Vaga (m. 1830) a Nord. Sono presenti una quarantina di forni ed una ventina di edifici. La grandezza dei forni è varia; quelli in prossimità del Lago Inferno hanno diametro e profondità di circa due metri; gli altri hanno misure che variano dai 60 ai 120 cm. Gli edifici sono costituiti solamente dai muri perimetrali; la loro superficie è molto limitata, in quanto non superano i tre metri di lato.
E' invece più difficile calcolare il numero delle miniere, perché si tratta di scavi che a volte sono grandi e profondi, a volte sono costituiti da semplici "assaggi" che entrano nella roccia per pochi centimetri. Nella toponomastica locale e negli antichi atti notarili non c'è documentazione di nomi delle singole miniere.
Le conformazioni rocciose di questa zona costituiscono il punto di incontro tra il verrucano e il collio e proprio nelle fratture di queste due componenti si sono inserite le vene di siderite una roccia nera e lucente, spesso mescolata a quarzite. Per questo motivo le miniere hanno una disposizione allineata e sono quasi tutte costituite da scavi a cielo aperto per seguire le "vene" del minerale. Solo in alcuni casi si è ricorsi alle gallerie.
La roccia frantumata veniva portata all'esterno con dei piccoli gerli. Il minerale subiva un primo trattamento (chiamato arrostimento) nei piccoli forni che si trovavano vicino alle miniere, in modo da perdere già una buona percentuale di scorie. In questi forni rudimentali non si raggiungeva la temperatura di fusione.
Il minerale veniva in seguito portato a valle, presso i forni fusori, che erano sempre collocati vicino ad un corso d'acqua, perché l'energia idraulica azionava le ventole o i mantici per soffiare l'aria nel forno e soprattutto i magli che servivano per liberare definitivamente il metallo dalle scorie.
Qui operavano i "mastri" del forno, artigiani molto esperti nel dirigere le operazioni di fusione.
Nel territorio di Gerola il principale forno sorgeva nei pressi dell'attuale centrale elettrica (i resti sono scomparsi durante i lavori); un altro forno è documentato nella località Costa (all'inizio del paese).

ALLEVAMENTO: LA PRODUZIONE DEL BITTO

Secondo una tradizione diffusa in tutta l'area alpina, sarebbe stata una singolare figura mitologica a insegnare agli uomini primitivi l'arte di cagliare il latte per ottenere il formaggio: l'Homo Salvadego, rappresentato anche nel celebre dipinto di Sacco.
La produzione di formaggio sugli alpeggi della Valle del Bitto è documentata fin dal Trecento. L'arte dei casari tramandata e affinata con il passare delle generazioni e la particolare flora alpina che caratterizza i pascoli della valle del Bitto hanno poi consentito al prodotto di raggiungere un elevato livello qualitativo. Il nome Bitto è abbastanza recente ed è quasi certamente di attribuzione esterna: è stato cioè introdotto semplicemente per indicare il formaggio tipico di questa valle.
Il Bitto è un formaggio grasso d'alpe ottenuto con latte intero, lavorato immediatamente dopo la mungitura, con aggiunta di una percentuale di latte di capra. Può essere consumato giovane, quando ha un sapore dolce e burroso, oppure può essere lasciata stagionare anche per vari anni e allora acquista un sapore sempre più fragrante e intenso.

AGRICOLTURA: COLTIVAZIONE DI CEREALI E PATATE

I terreni messi a coltivazione davano soprattutto foraggio per il mantenimento degli animali durante l'inverno. Quelli più pianeggianti venivano utilizzati per la coltivazione dei cereali (segale, miglio, panico, orzo) che costituivano la base dell'alimentazione. Verso la fine del Settecento sono state introdotte le patate che hanno acquistato via via un'importanza sempre maggiore.
Gli abitanti di Gerola hanno però sempre integrato l'alimentazione con le castagne e successivamente con il granoturco, ottenuti nei terreni che possedevano nei Comuni del fondovalle, come Cosio, Delebio e Piantedo, dove risiedevano per periodi limitati o anche per l'intero inverno.

LA COL TIVAZIONE DI CANAPA E LINO

Una parte dei campi veniva utilizzata per la coltivazione della canapa e, in misura minore, de11ino, che servivano per ottenere i tessuti. In un'economia basata sull'autarchia, per la difficoltà degli scambi commerciali con le altre zone, infatti, era necessario ottenere in loco tutte le materie prime indispensabili. La pianta della canapa subiva le varie fasi di lavorazione, che comprendevano il periodo. di macerazione, la liberazione delle fibre mediante il frantoio per ottenere la stoppa e quindi la filatura.

FILATURA E TESSITURA

La filatura della canapa, del lino e della lana avveniva con l'antichissimo metodo della rocca e del fuso, che non è stato mai abbandonata, perché poteva essere utilizzato con la massima facilità anche nelle circostanze più diverse, come durante la custodia degli animali al pascolo a nelle pause di lavoro. Nelle abitazioni veniva usato invece l'arcolaio, che permetteva una maggiore celerità. Con i fili ottenuti le donne confezionavano i tessuti mediante i telai domestici che molte famiglie possedevano. Dalla canapa si ottenevano lenzuola e tessuti per la biancheria intima; dalla lana si produceva il panno per gli indumenti comuni. Le due componenti, lana e canapa, venivano spesso combinate per ottenere un tessuto caratteristico, piuttosto ruvido, ma resistente, chiamato mezzalàa, che significa appunto mezzalana.
I panni subivano anche il trattamento della follatura, che avveniva nelle apposite pile o folle azionate dall'acqua.
Le donne che amavano avere tessuti di qualità più raffinata ricorrevano al lino e spesso impreziosivano le loro confezioni con ricami e pizzi di pregevole fattura.

LO SFRUTTAMENTO DEI BOSCHI E LA LORO TUTELA

Il versante delle Orobie rivolto a Nord ha sempre fornito all'uomo una grande quantità di legname, indispensabile per la costruzione delle abitazioni, per il riscaldamento e soprattutto per la produzione di carbone, che avveniva nelle apposite piazzole chiamate aiàal. La forte domanda di carbone proveniente dall'attività siderurgica, unita alle crescenti necessità per il graduale aumento della popolazione, avevano però causato un generale impoverimento dei boschi, tanto che, a partire dal 1465 erano stati istituiti i tensi, cioè i boschi soggetti a particolari vincoli.
In seguito, lo sfruttamento dei boschi, soprattutto di conifere, è avvenuto in maniera razionale con il metodo dello sfoltimento a cicli mediamente quindicennali. Consisteva nel tagliare le piante più alte, consentendo così a quelle giovani una rigogliosa crescita, senza intaccare la superficie boschiva. Il legname veniva lavorato nelle segherie locali, che sorgevano lungo il corso dei torrenti ed erano azionate dall'acqua.

LO SVILUPPO DEL TURISMO

Una prima valorizzazione turistica di Gerola si era avuta a partire dalla fine dell'Ottocento, quando alcune famiglie benestanti di Morbegno avevano costruito delle residenze per passare l'estate nel clima favorevole della media montagna. Dopo la metà del Novecento, con la crisi delle attività tradizionali, l'attività turistica ha preso nuovo impulso. E' stata migliorata la rete viaria, è sorto il nuovo insediamento di Pescegallo e sono stati costruiti gli impianti di risalita per la pratica degli sport invernali. Nonostante le sue ridotte dimensioni, la nuova stazione è riuscita a prosperare, perché è l'unica in bassa Valtellina e può godere sempre di un buon innevamento naturale.

Cirillo Ruffoni